Era una mattina di giugno del 1699, alla residenza di Fiesole del nobile
Pierandrea Della Tozza, bussò un messaggero mandato del Gran Principe
Ferdinando de’ Medici. Il messaggero recava un gentile invito per una visita
al Giardino delle Meraviglie, come veniva chiamato il parco Mediceo di
Pratolino, per lui e per la sua famiglia.
Nel messaggio c’era anche la richiesta di precisare gentilmente la data nella
quale i signori sarebbero stati disponibili, per consentire di avere a
disposizione un sovrintendente in grado di predisporre la migliore
accoglienza nella residenza estiva dei Medici.
Il Principe Ferdinando avrebbe gradito la risposta attraverso lo stesso
messaggero che sarebbe ripassato nuovamente a fine serata.
Durante il pranzo, il nobile Pierandrea Della Tozza presentò ai propri
familiari la proposta del Principe che venne accolta con gioia sia dalla
moglie donna Matilde, da Cosimo di 11 anni e da Margherita di 8 i loro
figli.
Quando tornò il messo, la risposta era pronta insieme ai ringraziamenti per il
Principe dal quale avevano avuto ancora una volta la prova di grande
generosità.
Il giorno stabilito, il fedele cocchiere Sebastiano dei nobili Della Tozza, di
buon mattino aveva attaccato i cavalli alla carrozza che li avrebbe portati
all’appuntamento desiderato.
Arrivarono a Montorsoli e, al cancello d’ingresso del parco trovarono un
piccolo posto di guardia e un uomo che aveva tutta l’aria di essere un
sovraintendente ad attenderli. Vedendoli arrivare l’uomo si era avvicinato alla
carrozza, e togliendosi il cappello. “Ho l’onore di ricevere il nobile
Pierandrea Della Tozza e la sua riverita famiglia?”
Il nobile, affacciatosi per confermare, lo aveva anche ringraziato per il
disturbo di averlo distolto da cose sicuramente più importanti. Poi rivolto a
Sebastiano. “Segui il cavallo del sovraintendente che ti farà un segnale
quando saremo nel luogo dove stabilirà il posto in cui fermarsi.”
Senza altre parole Sebastiano fece cenno di aver capito e aspettò che il
sovraintendente, agilmente montasse a cavallo che aveva lasciato al posto di
guardia, mettendo la bestia al passo perché potessero seguirlo agevolmente
con la carrozza. Il fondo della strada sterrata era abbastanza buono e
leggermente in salita e dopo alcune larghe distese erbose la strada stava
inoltrandosi nell’interno, verso un bosco di querce, abeti e ippocastani.
Dopo una mezz’ora arrivarono in uno spiazzo contornato da alti abeti e da
statue che facevano corona. Nel mezzo c’era un tavoloin pietra con sedili
anchessi in pietra e di lato una costruzione che non era certo una abitazione,
aveva l’aspetto di un magazzino o di una prigione.
La guida smontò da cavallo e, mentre anche i signori scendevano a terra.
“Qui siamo alla fagianeria” disse “E’ una ottima posizione per la visita del
parco, abbastanza equidistante per quello che intendo mostrarvi e mi
permetto di consigliare lorsignori a lasciare la carrozza e proseguire a piedi,
sempre se siete d’accordo, suppongo che vi siate portati delle calzature
adeguate.”
Rimase soddisfatto vedendo che i signori l’avevano previsto, e mentre si
accingevano al cambio delle calzature, continuò. “Questo parco si apprezza
molto di più camminando e con la possibilità di soffermandosi ad ammirare
le bellezze. Una cosa che aiuta e fa bene è quella di odorare gli umori che
sprigionano le piante, così da stimolare la camminata.”
Tanto Cosimo che Margherita non aspettavano altro, stavano scorrazzando
divertendosi avanti e indietro fra le alte siepi di lauro e intorno agli alberi.
Intanto arrivarono a un grande prato ottagonale con in mezzo una vasca che
conteneva una enorme masso, e subito sentirono la voce della guida. “Questa
che vedete si chiama la Pietra di Spugna, perché è una pietra che ha la
caratterisctica di essere fatta di un materiale spugnoso. Pensate che è stata
portata dalla Corsica e pesa ben trentamila libbre!”
Non molto lontano si stava delineando un monumento di grandezza
eccezionale, sembrava un uomo mezzo coperto di terra e fogliame, poi
avvicinandosi videro che raffigurava un gigante inginocchiato, parzialmente
celato dai residui terrosi, come stesse uscendo dalle viscere della terra per
riposarsi ai bordi di un laghetto interamente coperto di ninfee.
La guida arrivò immediatamente per soddisfare la curiosità degli ospiti.
“Questo è il Gigante dell’Appennino, è alto 25 braccia e come potete vedere
è inginocchiato e sta schiacciando un serpente volante dalla cui bocca sgorga
l’acqua che si riversa nel lago da lui stesso generato. Poi, in certe occasioni
speciali all’interno della testa del Gigante viene acceso un camino per fare
uscire il fumo dalle narici.”
Gli ospiti erano rimasti senza parole, erano veramente stupiti, poi il giovane
Cosimo uscì con l’espressione che interpretava il pensiero di tutti. “E’
davvero una cosa eccezionale, ma chi è stato l’artefice di questo Gigante?”
Il sovraintendente soddisfatto per lo stupore con il quale veniva apprezzata la
bellezza dell’opera, non fece attendere la risposta. “E’ stato progettato dal
grande architetto Giambologna oltre un secolo fa ed è il monumento più
grande esistente nel parco, ma avrete ancora di che stupirvi con quello che vi
mostrerò in seguito!”
E mentre camminavano ancora scioccati da quella visione, la guida mostrò
loro una scalinata sulla cui sommità c’era La Cappella.
“Quella è una Cappella che ha una originale particolarità, di avere una base
esagonale che la rende unica, ed è una delle opere costruite dal maestro
Buontalenti nel 1580.”
Sempre più affascinati da tante bellezze che si susseguivano, quasi senza
interruzione, i signori avevano perso di vista i ragazzi che sparivano e
apparivano senza mai fermarsi in questo paradiso arboreo.
Continuando a seguire l’uomo, i signori Della Tozza si trovarono davanti a
un lungo viale sovrastato da una volta formata da una continua serie di
zampilli di acqua. Davanti a questa veduta stupenda non riuscirono a frenare
un ohhhh! di meraviglia.
“Questo è il viale degli Zampilli, e come potete vedere ai lati ci sono,
intervallati a breve distanza, dei getti d’acqua che fanno apparire come essere
in un viale con una copertura eccezionale. Questo viale è lungo 360 braccia
e largo 30 e, dalla parte sud del parco c’è il viale gemello di questo, ma senza
zampilli. Anche questa, come avrete certamente capito è opera del
Buontalenti, così come tutti i meccanismi acquatici.
Ancora una volta questa meraviglia li aveva lasciati senza parole. Intanto
stavano percorrendo lentamente l’intero viale e poi voltarono lateralmente
fino a trovarsi in una ampia area munita di sedili in pietra.
Il loro accompagnatore si fermò e disse, rivolgendosi a loro discretamente.
“Col vostro permesso, proporrei di fare una breve sosta per riposarsi e per
fare uno spuntino, questo è il posto adatto, siamo alla Peschiera della
Maschera, così detta per quella grande maschera che vedete di lato. Mi sono
preso la libertà di prepararvi una cosa leggera che dovrà necessariamente
sostituire il pranzo.”
Detto questo, e dopo l’assenso avuto dagli ospiti, da un anfratto nascosto alla
vista aveva presò due grandi ceste dalle quali spuntavano cibi e bevande in
quantità. Non avrebbe potuto fare una cosa più gradita, il camminare aveva
sortito l’effetto di stimolare l’appetito, così tanto i signori che i ragazzi
apprezzarono riconoscenti questo ben di Dio, non mancavano ne dolci ne
vino e ancora una volta dovettero convenire che si trattava di una ospitalità
davvero principesca.
Dopo la sosta, che si era prolungata più del previsto, avevano ripreso il
cammino in silenzio attraversando sentieri e viali contornati da alte siepi e,
spesso apparivano come sbucate dal nulla alcune statue che erano state
messe con il solo scopo di rendere piacevole il percorso e lasciare stupiti i
visitatori che normalmente sentivano la fatica di questo splendido percorso.
Soltanto i ragazzi non accennavano a dare segni di stanchezza, apparivano e
sparivano mentre i genitori erano arrivati vicini ad una serie di grandi vasche
che emettevano un rumore di cascate.
La guida, alzando la voce per farsi sentire, stava dicendo. “Queste sono Le
Gamberaie, grandi vasche degradanti che servono per l’allevamento dei
crostacei e, dall’alto appaiono separate una dall’altra, mentre dal basso, dove
ci troviamo in questo momento, fanno l’effetto di una cascata continua, non è
meraviglioso?”
Non potevano non essere d’accordo, e si accinsero ad osservare con
attenzione anche questa splendida realizzazione e per non essere ripetitivi
con le espressioni di giubilo si astennero dai commenti, ma gli occhi non
poterono rimanere insensibili a questo spettacolo geniale.
Proseguirono la visita che si stava dimostrando sempre più faticosa, e non
solo per le gambe, ma anche per la mente che stentava ad assorbire tanta
bellezza.
Da un po’ di tempo i ragazzi non si facevano vedere e gli adulti pensarono
che li stessero seguendo nascosti dietro le siepi, era facile in quella specie di
labirinto nascondersi per non essere visti, e attesero tranquilli seduti nei
pressi del giardino segreto che comprendevun’altra meraviglia, La Fontana
del Narciso. Ancora una volta non poterono nascondere la propria
ammirazione, nel vedere questo complesso gioco di automi comandati dalla
forza idrica, genialmente realizzati dal solito Buontalenti. Questo spettacolo
così complesso li aveva tenuti assorti senza riuscire a considerare il
trascorrere del tempo, poi accorgendosi che i ragazzi non si facevano ancora
vedere cominciarono a chiamarli, ma senza avere alcuna risposta.
Si stava avvicinando il tramonto e dovevano anche mettere in conto il
percorso per tornare alla carrozza e poi fare ritorno a casa. Il sovrintendente
li tranquillizzò dicendo che i ragazzi in quel paradiso si sentivano liberi e
non era infrequente che perdessero momentaneamente l’orientamento, ma
se non tornavano entro breve tempo, avrebbe chiamato alcuni guardiani per
cercarli, sicuramente si erano allontanati e ora stentavano a capire dove si
trovavano. Ma i ragionamenti della guida non furono sufficienti a
tranquillizzarli, i signori Della Tozza non erano d’accordo di aspettare
ancora, e il sovrintendente di accogliere la loro richiesta. Prese il corno che
aveva al fianco e con quanto fiato aveva suonò tre volte in breve successione,
era un segnale di emergenza, convenuto con quelli che lavoravano nel
parco, e che sarebbero accorsi nella sua direzione.Mentre i minuti
scorrevano, il sovrintendente e il nobile Pierandrea chiamavano a gran voce i
ragazzi, prima uno e poi l’altra ma nessuno rispondeva. Poi si guardarono in
giro interrogativamente e la guida faceva di tutto per dimostrarsi tranquillo
riuscendo solo parzialmente nell’intento.
Dal folto del bosco ecco sbucare un guardiano, poi un secondo e un terzo
che, informati di cosa si trattava e memorizzati i nomi dei ragazzi ripartirono
in tre diverse direzioni.
“Vedrete che presto li troveranno e tutto finirà nel migliore dei modi, i miei
uomini sono bravi e conoscono bene il bosco, quindi vi prego di stare
tranquilli.”
Il sole ormai era tramontato e presto sarebbe arrivata la sera e, in quella
situazione non era facile riuscire a stare tranquilli.
Passò ancora un’ora, era diventato scuro e non si vedeva alcun risultato, la
loro guida, non più tanto sicuro di sé stava dicendo. “Se i signori lo
consentono proporrei di accompagnarli alla carrozza e io potrei andare ad
allertare altri uomini e, con le lanterne continueremo la ricerca.”
“Facciamo così, intervenne il nobile Pierandrea, portiamo mia moglie in uno
dei vostri alloggi dove potrà avere assistenza, e io verrò con voi nel bosco, si
sentiranno più sicuri quando li troveremo e sentiranno la mia voce.”
Anche la signora Matilde era della stesso avviso del marito, quindi si
incamminarono verso uno degli alloggi, ma senza la luce del sole non era
cosi facile muoversi in quell’ambiente com’era stato fino ad allora.
Lasciata la moglie in una casa vicina e munitosi di un bastone e di un lume a
olio il nobile Pierandrea si avviò con altri volontari per una battuta che mai
avrebbe pensato di dover fare. Si era messo alle calcagna di uno dei
guardiani che gli aveva prestato una camicia pesante per non addentrarsi nel
bosco con la sua di lino.
Avevano stabilito il piano per le ricerche con al centro La Fontana del
Narciso, dove era l’ultima sosta nella quale erano spariti i ragazzi e da lì a
raggiera si sarebbero sparpagliati, sempre chiamandoli a gran voce.
Avevano stabilito un sistema di segnalazioni con gli squilli dei corni, e il
nobile Pierandrea aveva capito che uno squillo molto prolungato significava
il ritrovamento dei ragazzi, lui sperava che arrivasse quanto prima, non
poteva immaginare i suoi figli nel bosco di notte, con i cinghiali che si
muovono in cerca di cibo…
Non credeva ai suoi orecchi quando credette di sentire un lungo suono del
corno, erano salvi! Avuta la conferma, si mosse con il compagno verso la
direzione del suono, che ad intervalli veniva ripetuto per guidarli. Non ci
volle molto per trovarsi nel luogo del richiamo. Alla tremula luce, il nobile
Pierandrea riconobbe Cosimo che si precipitò verso il padre piangendo.
“Babbo l’ho persa senza nemmeno sapere dove, mi sono girato e non c’era
più, l’ho cercata fino a quando era giorno, chiamandola di continuo, babbo è
colpa mia!”
Si abbracciarono mentreil padre cercava di non mortificare il figlio, ma con
una delusione evidente, poi, facendosi forza, ad alta voce rivolto a tutti.
“Si ricomincia per trovare Margherita!”
Il sovrintendente che dirigeva le operazioni aveva dato gli ordini necessari e
questa volta anche Cosimo volle essere della partita con il babbo.
Le segnalazioni si susseguivano ma non erano quelle che tutti attendevano e
il nobile Pierandrea cominciava a temere il peggio, forse la bambina era
caduta e si trovava ferita in qualche anfratto e nella condizione di non potersi
muovere, e poi c’erano i cinghiali che nella notte si muovono in branchi in
cerca di cibo, o altri animali attirati dal sangue. Con questi pensieri stentava
a seguire l’uomo che gli faceva da guida che si muoveva con sicurezza ma
senza risultati.
Sarà stato all’incirca mezzanotte quando finalmente sentirono il lungo suono
tanto atteso, poi ancora lo stesso dopo poco, non c’erano dubbi, la bambina
era stata trovata, ma subito si posero la domanda, in quale condizione?
L’uomo che li guidava andava veloce, e più di una volta dovettero dirgli di
rallentare, tanto il babbo che il figlio erano stremati e non si aspettavano
niente di buono, ma almeno l’avevano trovata!
Quando arrivarono nello spiazzo dove si erano riuniti apparve Margherita
che sembrava un fauno, era letteralmente ricoperta di fango e foglie secche,
ma alla vista del babbo si era precipitata incontro e lo aveva abbracciato
senza nemmeno una lacrima. Inspiegabilmente non sembrava uscita da
un’avventura terribile che si era appena conclusa, e aveva solo otto anni!
Uno dei soccorritori che aveva una coperta l’avvolse e la prese in braccio
dopo aver avuto l’assenso del babbo che non era in grado di sostenere il peso
della bambina. Con la bambina in collo precedette tutti gli altri
incamminandosi verso l’alloggio deve la mamma l’aspettava. Alla vista della
figlia così conciata donna Matilde era rimasta turbata, ma le era andata
incontro per prenderla in braccio aspettandosi chissà quali danni su quel
corpicino avvolto nella coperta. Margherita, appena messa a terra aveva
dimostrato di stare bene e con sorpresa di tutti aveva detto che si era
addormentata in una fossa e poi nel sogno era stata ad aspettare di
svegliarsi, fino a quando aveva sentito quegli uomini con le lanterne che la
chiamavano per nome e aveva capito che il sogno era finito.
L’indomani i nobili Della Tozza portarono la bambina dal dottore per un
controllo e per avere una spiegazione attendibile di come una piccola come
Margherita avesse potuto affrontare una cosa così grossa.
Dopo una visita accurata il dottore non riscontrò nessuna escoriazione sulla
piccola, poi trattandosi anche di uno psicologo si premurò di fornire ai
genitori questo genere di spiegazione. “ Probabilmente la bambina, nel
rotolare nel fosso dove è stata trovata, è svenuta senza nemmeno
accorgersene, forse per la paura, e si è trovata accolta dal fango e dalle
foglie che le hanno fatto da giaciglio, quando si è svegliata non ricordando
niente di ciò, ha pensato di aver sognato e questo l’ha salvata da una crisi di
paura isterica che poteva portarle danni molto gravi, diciamo che per lei è
stata un’avventura fortunata.”
Poi guardando la bambina aveva concluso. “Tu forse non lo sai, ma quel
posto, oltre che dalle persone, è abitato anche dagli gnomi del bosco che
proteggono i bambini e sono stati loro che ti hanno protetto.”
