Trufi

di Emanuela Mazzoni

Era nera, piccolina
era buona e generosa
mi guardava e miagolava
mi chiedeva chissà cosa
la chiamava, le parlavo
come fosse: una persona
stava attenta ed ascoltava
lei capiva ogni parola.

Quando andava per la strada
stava attenta ad attraversare
lei guardava lei capiva
il momento di passare
mi ricordo quella sera
che scendeva quelle scale 
si girava non capivo
cosa mi volesse dire.

Al mattino era distesa
sull’asfalto della strada
con la nebbia lei non vide
l’automobile che andava
ma si sa che il tempo passa
e cancella ogni dolore
ma succede che qualcosa
ti riscuote dal torpore.

Quel mattino di settembre
mi ricordo, sonnicchiavo
mi dicevo (adesso mi alzo)
ed intanto mi assopivo
ad un tratto un forte balzo
ho sentito sul mio letto
la sentiva camminare
sul mio carpo, sul mio petto.

 

Io sentivo le sue zampe
il suo peso, il suo contorno
ma che sogno sto facendo 
sono sveglia oppure dormo
mi riscuoto ed apro gli occhi
guardo intorno, non c’è niente
chi lo sa se sarà stato
una scherzo della mente.

Mi ributto sopra il letto
ripensando chiudo gli occhi 
e risento ancora i passi
dove si arano interrotti
la paura allor mi prese
la paura e lo sgomento
quando mi sentii fregare
il sua pelo sul mio mento
feci un urlo e scattai in piedi
non sapevo che  pensare
la mia gatta era morta
non poteva ritornare.

Sei tornata a salutarmi
cara piccola gattina
sei partita troppo in fretta
in quell’umida mattina
hai voluto dirmi addio
e così ci  sei riuscita
chi lo sa se ci vedremo
in un’altra vita