Il dono di Natale
di Lorenzo Mori

Solo alberi disarticolati e corrosi dalla salsedine
in questa lunga spiaggia vuota, senza tempo, né colori.

Un gelido vento di chissà dove
scuote arbusti evanescenti,
penetra i miei occhi,
lambisce la mia anima;
porta con sé echi lontani, frastuoni di gente,
pensieri e voglia di materia chiamata oggetti,
di regali improbabili, spesso di un’illusione di apparire
così fragile da sbriciolarsi nel nulla delle onde incessanti.

Cerco un Natale lontano
da chi lo ama fino all’ossessione
e lo contorce a festa pagana di gente senza terra.

Cerco un Natale lontano
da una vita asimmetrica, complessa e contorta
che riesce ad ingoiarne la sua semplice immediatezza.

 

Sogno un Natale dove
i nostri cuori non siano in vendita,
le nostre passioni non siano arrugginite,
le nostre anime non restino mute.

Sogno un Natale lontano
dalle ossessioni del mondo,
da vivere dentro il cerchio chiamato amore,
dove i colori diventano poesia,
i sogni si trasformano in zucchero filato,
dove la vita regna,
dove le cose sono e non sembrano.

Nel mio dono di Natale ci sono
una carezza e un bacio che non ho mai dato
scelti tra quelli perduti nella memoria,
affogati nelle nostre paure,
negati per le nostre incertezze.