PENSIONI E TASSE IN ITALIA

Drammatica riduzione del potere di acquisto delle pensioni

Da decenni, ormai, siamo in attesa di una vera riforma pensionistica che da un lato regola l’età per accedere alla pensione, dall’altro dovrebbe finalmente riconoscere l’elevato prelievo fiscale quasi unico in Europa.

Restano, come spesso accade, fuori dall’azione delle riforme i redditi da pensione che per la loro caratteristica di immobilità dei loro importi continuano ad essere falcidiati dall’inflazione, è noto a tutti ormai come negli ultimi venti anni il potere di acquisto delle pensioni italiane, in particolare quelle di valore tre volte il minimo, si sia drammaticamente ridotto di oltre il quaranta per cento

CONTRIBUTIVO VS RETRIBUTIVO

Mentre in Italia, è bene ricordarlo, è in vigore il sistema contributivo, basato su quanti contributi il lavoratore versa nella sua carriera, la Francia e la Spagna hanno mantenuto il retributivo, in cui l’assegno è legato, invece, al livello delle retribuzioni percepite. In Germania si usa un sistema a punti: l’assegno si calcola sulla base dei cosiddetti punti-pensione, acquisiti pagando i contributi e lavorando. Un caso peculiare quello delle pensioni in Inghilterra, simili per tutti i cittadini (ma circa uno su due dispone anche di una pensione privata).

Per quanto attiene alla tassazione del risparmio previdenziale è possibile individuare tre fasi: la fase dell’accantonamento, in cui vengono versati i contributi; la fase dell’accumulazione, in cui i contributi versati fruttano un rendimento; la fase della prestazione, in cui si ha la percezione della rendita o pensione. Mentre 17 stati su 24 adotta il modello che applica l’esenzione su importi versati e accumulati, per tassare soltanto la prestazione, l’Italia, nel caso del sistema previdenziale pubblico, prevede un’esenzione fiscale per i contributi versati, una tassazione per il loro eventuale rendimento, ma soprattutto la tassazione della rendita o della pensione.

ITALIANI TRA I PIÙ TARTASSATI

I pensionati italiani sono tra i più tassati in Europa: 30 per cento in più degli altri Paesi.

Su un assegno da 1.500 euro da noi si pagano 600 euro di tasse,In Germania 60.

Nella generalità dei Paesi europei i redditi da pensione vengono colpiti con aliquote progressive e viene riconosciuta una detrazione d’imposta in cifra fissa o variabile.

In alcuni Paesi della Ue le pensioni non sono di fatto assoggettate ad alcun prelievo fiscale (Bulgaria, Lituania, Slovacchia).
In altri, invece, molto elevata è la quota di reddito non imponibile.
In Germania e Finlandia, ad esempio, non sono tassati i redditi pensionistici inferiori a 16.500 euro,
Mentre in Austria quelli inferiori a 15.000 euro.
A Parigi, Berlino, Londra e Madrid sono esentati dalle imposte tutti quelli che ricevono meno di 9 mila euro l’anno,

In Italia il tetto è posto, invece a soli 7.750 euro.  

Adeguamenti pensionistici

I Paesi europei adottano diversi sistemi per l’adeguamento delle pensioni. In alcuni le pensioni sono agganciate ai salari monetari (Danimarca, Slovenia e Svezia). In altri, come la Germania, si tiene conto sia della dinamica salariale sia del rapporto pensionati/attivi. In alcuni vige anche un sistema misto di indicizzazione salari/prezzi (come in Bulgaria, Finlandia, Polonia, Romania, Ungheria e altri). In altri, ancora, alle pensioni viene garantito il pieno mantenimento del potere d’acquisto, essendo rivalutate in base alle variazioni dell’indice dei prezzi al consumo (accade in Austria, Belgio, Francia, Regno Unito e Spagna).

Infine in alcuni Paesi, ed è il caso dell’Italia, vige un sistema di indicizzazione parziale, che garantisce una rivalutazione più consistente alle pensioni più basse (sistema in vigore anche in Grecia e Portogallo). In ogni caso, in Italia, non si avverte che l’indicizzazione corrisponda al reale aumento del costo della spesa, tanto è che le famiglie attingono ai risparmi che sono continuamente erosi dall’aumento dei generi alimentari e delle tariffe energetiche.

Pensioni superiori a 20.000 Euro

L’Italia, assieme alla Danimarca, è uno dei Paesi europei che fa registrare la più alta tassazione sulle pensioni. A sostegno di ciò, basti rilevare che un reddito pensionistico di 20mila euro all’anno viene colpito con un’aliquota media del 20,5 per cento in Italia, del 19 per cento in Spagna, dell’8,7 per cento nel Regno Unito, dell’8,4 per cento in Olanda, dell’8,3 per cento in Germania e del 7,3 per cento in Francia. Un divario altrettanto ampio si riscontra anche con riferimento ai redditi pensionistici di importo più elevato.

single età > 65 anni reddito da pensione

Italia €

Germania €

Belgio €

Regno Unito
* Sterline

Francia €

Spagna €

entrata lorda

26000

26000

26000

£ 21.490

26000

26000

detrazione

– –

8840

0

£ 10.500

2600

2652

imponibile

– –

14495

26000

£ 10.990

23400

23348

deduzioni

– –

– –

3416

– –

– –

– –

aliquota

21,19%

8,82%

21,87%

20,00%

8,23%

19,58%

imposta da pagare

5510

3944

5687

£ 2.198

1926

4572

Reddito netto

20490

22056

20313

£ 19.292

24074

21428

 

 

 

 

 

 

 

Piccole pensioni derivanti da contributi a tassazione separata

Un pesante prelievo fiscale cade sulla moltitudine (milioni in Italia) di piccole pensioni da lavoro precario ed a tempo determinato, aliquote vicine al 20 per cento ed oltre come dimostra l’esempio sottostante.

UNA FINESTRA PER LE RIFORME

In una fase di eventuali riforme, scaturita dalla gravissima situazione economica indotta dal Covid e dall’importante intervento finanziario dell’Europa, si prevede una sostanziale rivisitazione del capitolo fisco. Accanto alla riduzione del carico fiscale sul lavoro sarebbe però necessario rivedere l’attuale tassazione delle pensioni che sono, invece, integralmente equiparate al reddito dei lavoratori in attività. Magari prevedendo, per i pensionati, l’abbandono del mito del sistema della progressività per meglio ridistribuire gli investimenti pubblici con il welfare.

Altra fronte d’intervento dovrà essere il costante adeguamento delle pensioni al costo della vita. Nella generalità dei Paesi europei l’adeguamento delle pensioni avviene in base alle variazioni dell’indice dei prezzi al consumo. In Italia, solo il potere d’acquisto delle pensioni fino a tre volte il minimo ha evidenziato, in passato, una tendenziale stabilità. Infatti, il potere d’acquisto delle pensioni di importo più elevato si è ridotto, nel tempo, di quasi il 40 per cento per effetto della mancata indicizzazione ai prezzi, dell’inasprimento della tassazione e del meccanismo del fiscal drag la cui restituzione è stata cancella dal governo Amato nel 2001.

Il Ruolo di CNA Pensionati

Sarebbe determinante, per la sua grande forza associativa con gli oltre 200 mila iscritti, per ottenere una politica fiscale sulle pensioni adeguata agli standard degli altri paesi europei. Occorre una forte mobilitazione delle competenze dei dirigenti nazionali insieme alla prassi della critica costruttiva al governo. Nei mezzi di comunicazione istituzionali della CNA non appare una determinata intenzione di avviare iniziative di confronto con i ministeri competenti e via via con le istituzioni del territorio per essere di sostegno alle famiglie pensionate che vivono drammaticamente l’incertezza del futuro.

A cura di Giuseppe Failla

Fonti: Commissione europea, stampa europea.

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