E la civetta cantò. Eccidio del padule di Fucecchio 23 agosto 1944

E la civetta cantò. Eccidio del pedule di Fucecchio.

E la civetta cantò. Eccidio del padule di Fucecchio 23 agosto 1944

di Elisabetta Pucci

La complessità di questo libro risiede nella capacità del lettore di interpretare i vari personaggi che si alternano per dare corpo e storia alla semplice e povera vita di paese nella prima metà del novecento. 

E non solo, le pagine fitte di vita vissuta danno una visione particolareggiata dei cinque anni di guerra visti con gli occhi di una ventenne.

E non solo, questo libro racchiude in se, come uno scrigno la terribile strage del 23 agosto 1944 avvenuta in un’area depressa e acquitrinosa della provincia di Pistoia.

Eccidio del padule di Fucecchio.

Una zona profondamente segnata da quel massacro di oltre settant’anni fa. I testimoni rimasti si contano adesso sulle dita di una mano. 

La protagonista della storia aveva 19 anni quando Mussolini annunciò la dichiarazione di guerra. I suoi ricordi sono lucidi e precisi e li ha raccontati con singolare schiettezza. Lei e la madre ebbero decimata la numerosa famiglia, rimase solo sua nonna con otto nipoti salvati miracolosamente dalla profondità di un fosso, non individuato dai soldati della wehrmacht, dentro il quale si erano nascosti.

Questa è la vita di una donna che si snoda tra argomenti e concetti e sentimenti più grandi di lei, spesso conflittuali e ambigui e l’interpretazione che il lettore darà alle storie incastonate sarà motivo di un’ulteriore ricerca all’interno dell’animo umano. 

Un viaggio tra verità, coraggio, paura, ambiguità e contraddizioni dove ogni donna, ma anche ogni uomo può riconoscersi.

Premi letterari:

Premio Speciale della Giuria Città di Pontremoli 2020

Il mio Oltrarno: vita vissuta del sindaco di San Frediano e del suo rione

Il mio Oltrarno CNA Pensionati

Il mio Oltrarno: vita vissuta del sindaco di San Frediano e del suo rione

di Roberto Ciulli

 


Presentazione

Memoriale, stradario dell’anima, amarcord, il libro di Roberto Ciulli offre un’analisi autentica e genuina del più fiorentino tra i quartieri fiorentini: San Frediano. I ricordi d’infanzia, i giochi, le foto, la guerra, le feste, l’alluvione, la crescita e la crisi dell’artigianato: questi sono gli elementi racchiusi e intrecciati indissolubilmente nella trama di una vita vissuta nell’Oltrarno e per l’Oltrarno. Con un pizzico di nostalgia, e anche d’ironia, Ciulli fa leva sull’orgoglio fiorentino per raccontare la città più bella del mondo e i suoi fieri e generosi abitanti.

Biografia

Roberto Ciulli è nato il 17 febbraio 1940 al numero 15 di Piazza Tasso, in San Frediano. Appena terminate le scuole elementari, inizia a lavorare come bronzista nella fonderia del padre Cesare, cercando di “rubare con gli occhi i segreti del mestiere”. Nel 1970 si mette in proprio con il fratello Stelio, dando vita alla ditta Fratelli Ciulli.
Grande attivista di CNA, è stato tra i fondatori dell’associazione Oltrarno Promuove, e tra gli ideatori delle manifestazioni Diladdarno e Nottarno.
Nel 1998 ha ricevuto dal Comune di Firenze il Fiorino d’Oro. Presiede l’associazione ricreativa Rondinella del Torrino, con sede nel torrino di Santa Rosa, e il comitato di Oltrarno Promuove.

Attualmente Presidente di CNA PENSIONATI FIRENZE

Livorno mostra Modigliani

Turismo: la mostra di Modigliani a Livorno

Livorno mostra Modigliani

La torta di pere

La torta di pere

di Pietro Tozzetti

Oggi ho deciso, voglio cimentarmi con la torta di pere di cui sono goloso, ed è di gran lunga il dolce preferito nella nostra famiglia.

E’ la prima volta che ci provo, e per avere sufficienti probabilità di riuscita, ini sono documentato da quel1’esperta culinaria di terza generazione, che è mia moglie.

E’ una vecchia ricetta piuttosto semplice, e fin da quando, tanti anni fa ebbi il piacere di apprezzarne la bontà, questo è stato il dolce gradito da piccoli e grandi, ricercata da quanti frequentavano la trattoria di mio figlio e oggetto del desiderio di amici e parenti che ne fanno richiesta nelle più svariate occasioni. Questa torta ha sicuramente contribuito ad arricchire la gioia e il gusto di quanti l’hanno assaggiata.

Ho pesato un chilo di pere kaiser, ma avrei potuto usare anche le nòote, o le cosce. Le ho coccolate mentre le sbucciavo, poi le ho tagliate a pezzetti piccoli e le ho messe in un contenitore in attesa.

Ho preso cinquanta grammi di burro, preferibilmente Soresina, e l’ho fatto fondere con un bicchiere di latte intero in una pentolina.

Poi in una capiente ciotola ho preparato l’impasto che diventerà il

protagonista della ricetta. Ci ho messo due tuorli d’uovo, due etti di zucchero semolato, una presa di sale fino e due etti di farina 00. Ho mescolato con un mestolo, ma che sia di legno mi raccomando!

Poi con impegno ho continuato fin quando l’impasto non è diventato morbido ed omogeneo, e se necessario aggiungo del latte.

A questo punto dell’opera, nella ciotola dell’impasto ho versato il burro fuso con il latte, e sento un odore accattivante che mi arriva alle narici, ma non devo lasciarmi distrarre, e senza esitazione ho preso il contenitore con le pere e le ho rovesciate nella ciotola, dopo di che mescolo il tutto con attenzione.

Ho preso la piccola ciotola dove avevo messo le chiare delle uova e con una forchetta con i denti lunghi inizio a montarle con un movimento rotatorio costante e allegro, a questo punto quello che era un liquido mieloso e trasparente, si inturgidisce e in pochi minuti prende consistenza trasformandosi in neve ferma.

Poi ho preso una bustina di lievito, rigorosamente Bertolini, e dopo averla schiacciata con un cucchiaio per evitare grumoli, ne ho sparso una metà sul1’impasto. Su questo, infine, ho versato le chiare montate che mescolo amorosamente.

Ho abbandonato per un momento la ciotola con que11’impasto squisito e mi

 sono dedicato alla preparazione della teglia che sarà l’alcova nella quale verrà accolto.

Ho preso una teglia, che nel mio caso è di alluminio, e ungo bene le pareti interne con un po’ di burro tenero iniziando dal fondo, e poi con delicatezza i fianchi fino ai bordi, per farla sembrare come verniciata di burro.

Mentre sto spalmando con perizia la teglia, quasi accarezzandola, penso a quella volta che stavo godendomi il sole su un lettino a bordo piscina, e una ragazza sdraiata li accanto, si spalmava sul coipo una crema simile al burro, era solare o nutriente? Per me non faceva diderenza. Quello che invece faceva la differenza era il movimento continuo delle dita sulla pelle abbronzata e compatta. Si massaggiava con movimenti circolari da sotto l’ombelico, su su fino a sfiorare il seno con una leggera pressione per costringere la crema ad essere assorbita. Io guardavo turbato la scena che, pur nella normalità aveva qualcosa di eccitante e, del tutto involontariamente ebbi una reazione che in quel momento, per me risultava ingombrante.

In quel preciso momento sento mia moglie che dice: “Ma cosa gli fai a codesta teglia! Bastava una leggera passata! Sbrigati e metti l’impasto in forno altrimenti passa di lievito!”

Con un po’ di imbarazzo ho abbandonato il ricordo e ho versato il contenuto della ciotola nella teglia, ormai abbondantemente imburrata, nella quale l’impasto si sdraia comodamente.

Poi ho cosparso di zucchero semolato la superficie dell’impasto, e mi sono affrettato ad inserirlo nel forno con una temperatura di 180º.

Ho atteso cinquanta minuti necessari alla cottura, ma quanto sono lunghi! Ho la stessa trepidazione di quando accompagno mia moglie dal dentista che sembra non uscire mai. Succede invece che in tutta la stanza si sta diffondendo l’inconfondibile odore del mio dolce preferito.

E ancora prima di vederlo uscire dal forno, con la crosta biscottata, so che sarà più buono di quelli che ho mangiato finora!

Perché questo l’ho fatto io!

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Lastra a Signa

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S. Casciano

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    Birbonate fiorentine

    BIRBONATE FIORENTINE

    di Gianni Calamassi

    BIRBONATE FIORENTINE – Racconti – II^ edizione ampliata –  Edizioni N.O.S.M. – 2018

    Pag. 148 – www.nuoviocchisulmugello.it

    Una delle Recensioni pubblicata

    LUCIANO NANNI – BIRBONATE FIORENTINE (su Literary)

    Narrativa. Sul filo dei ricordi dieci racconti sul filo della narrativa: con una prosa garbata e accattivante l’autore ci riporta al primo dopoguerra, a quel tempo in cui Firenze era ben diversa – per quanto con molti punti ancora intangibili – dall’oggi, almeno come tessuto sociale. Se quella Firenze “non è più” (S. Carbone) tuttavia ci balza viva da queste pagine rievocative, in uno spazio familiare (Ho perso la cartella) più o meno esteso: valga per tutti Borgo Tegolaio ove, se la memoria non ci inganna, era presente la rivista “Il Fauno!. L’epoca però non si estingue, fin quando libri come questo ce ne danno testimonianza.

    Dalla Introduzione dell’autore riportata sulla 4^ di copertina

    Nel pensare ad una seconda edizione ho ricevuto nuovi incoraggiamenti, tra i quali quello di mio figlio Matteo, che mi chiedeva di ampliare il campo dei ricordi, arrivando a partorire una improbabile “storia dei Calamassi”, perché ne restasse una memoria sia per lui che per mio nipote Jacopo.

    Anche i riconoscimenti della gente comune, uniti a quelli benevoli del caro prof. Ugo Fortini circa la leggerezza e la spontaneità dei testi dovuta al recupero del fanciullo ancora presente in me, più che il successo della critica dei concorsi, per altro mai arrivata, o dalla breve nota che la cara Ilaria Ulivelli, mi volle regalare su “La Nazione” e non ultimo il ringraziamento al dott. Luciano Niccolai , Presidente della BEYFIN s.p.a., per aver voluto contribuire in modo sensibile a questa seconda edizione.

    L’autore

    GIANNI CALAMASSI (C.V.)

    Nasce a Firenze, ove vive. Nel 1968 frequenta la Piccola Accademia presso la Galleria dello Sprone diretta dal prof. Giunio Gatti, sotto la guida del Maestro Tamassia, dove si diploma con ottimo. Insieme a Mario Mugnai, Roberto Romoli, Parisio Ristori ed altri  è uno dei fondatori del Gruppo HARF nel 1970. 

    Varie le personali negli ultimi anni: 

    A Firenze: 

    2003 – Al “Il Caffeino” “LA DONNA” 

    2006 – Al “Circolo Didattico 1 – SMS Don Milani”  “PAESAGGI ED OLTRE”

    2008 – Alla Galleria “Il Candelaio” “HINC SALUS”

    2010 – All’Hotel “Domus Florentiae” “MINIPERSONALE”

    2011 – Alla  “BiblioteCaNova” “IL PAESAGGIO TOSCANO”

    2016 – Alla  “BiblioteCaNova” “GLI ABITANTI DEL MARE: LE CONCHIGLIE”

    .A Prato: 

    2004 – All’Hotel “Datini” “LE CONCHIGLIE” 

    2017 – Alla “Casa Museo F. Datini” “MINIPERSONALE – LA DONNA” 

    A Sesto Fiorentino (FI): 

    2004 – alla “Casa dei Guidi” “25 ANNI DI GRAFICA” 

    2007 – A Villa S. Lorenzo “SOGNI, SEGNI E DISEGNI”

    2012 – Al “Centro Espositivo A. Berti” “TOSCANA: I PAESAGGI NEL CUORE”

    2015 – Al “Cinema Grotta” “INTERFERENZE”

    2017 – Alla “Sala Espositiva San Sebastiano” “MINIPERSONALE – LA DONNA”  

    A Scandicci (FI): 

    2005 – All’Istituto “Russell-Newton” “TRA SOGNI E REALTA’” 

    A Borgo San Lorenzo (FI): 

    2017 – Al “Museo della Ceramica G. Chini” “IL MUGELLO CUORE DELLA TOSCANA – chine e non solo” 

    Collettive a Londra, Bologna, Firenze, Prato, Pistoia, Certaldo, Colonnata, Londa, Lastra a Signa, Montecatini, Piancastagnaio, Sesto F.no. 

    Collettive Internazionali: A Firenze, a Capraia Fiorentina, Vaiano, Impruneta Villa Corsini di Mezzomonte.

    Mostre collettive con finalità sociali: “I bambini del Saharawi” e “Arte per la ricerca” a Sesto F.no, “Dar da bere agli assetati” a Pistoia.

    2018 – All’Auditorium del Duomo” a Firenze organizza “50 ANNI DEL GRUPPO HARF”

    Ha fatto parte degli artisti in permanenza della rivista “Eco d’arte moderna” partecipando a numerose collettive svoltesi a Firenze presso la “Galleria del Candelaio”.

    Molte le mostre collettive come premiato in concorsi d’arte.

    Suoi lavori costituiscono la copertina di sillogi o illustrano brani poetici.

    Ha pubblicato nove raccolte di poesie: 

    “Compos mei” – 2004 – IBISKOS di A. ULIVIERI – Empoli – Presentazione M. Bettini, G. Ianni.

    “Bacheca” – 2005 – LIBROITALIANO WORLD – Ragusa – Introduzione L. Castronai

    “Angeli stanchi” – 2009 – LIBROITALIANO WORLD – Ragusa – Introduzione G. Giovannoni – Considerazioni dell’autore.

    “Le parole rubate” – 2011 – ALETTI EDITORE – Guidonia – Introduzione di G. Giovannoni – “La poetica di G.C”. di R. Cassigoli – “Riflessioni sulla parola” dell’autore.

    “Il lustro cosparso -Orcheomai” – 2014 – deCOMPORRE EDIZIONI – Gaeta – Introduzione dell’autore – “Il lustro cosparso” di G. Giovannoni e GP. Tonon – Illustrato dall’autore.

    “Discordanze intermittenti” – 2015 – LIMINA MENTIS EDITORE – Villasanta – Appunti di lettura di G. Giovannoni, note critiche di A. Carraresi e A. Parodi.

    “Paesaggi toscani e oltre” – 2015 – EDIZIONI N.O.S.M. – Barberino di Mugello – Premessa dell’autore – Introduzione A. Becchi Azzurrini – Commenti di M. Bettini – Nota critica Dulcinea A. Pecoraro –  Illustrato dall’autore.

    “Le radici dell’albero caduto” – 2016 – Stampato in proprio – Introduzione dell’autore – Commento di C. Piccini – Appunti di lettura G. Giovannoni 

    “Parole finalmente attese” con la fotografa Angela Marano – 2018 – EDIZIONI N.O.S.M. – Barberino di Mugello – Introduzioni degli autori.

    Tre di racconti:

    “Birbonate fiorentine” 1^ ed. – 2003 – IBISKOS EDITRICE – Empoli – Presentazione S. Carbone. 

    “Nina – al femminile … è meglio” – 2006 – IBISKOS di A.ULIVIERI – Empoli – Introduzione dell’autore.

    “La trilogia del mare” anche illustrata – 2005 – Stampata in proprio

    “Birbonate fiorentine” 2^ ed – 2018 – EDIZIONI N.O.S.M. – Barberino di Mugello – Presentazione dell’autore.

    Il saggio “Una vita tra segni e parole” con Gabriella Vegni – 2019 – YOUCANPRINT – Lecce 

    Il romanzo “Vince chi resta” con Claudia Piccini – 2020 – Helicon Edizioni – Arezzo 

    Ha scritto le parole per la cantata “Dimitris” musicata dallo scomparso Maestro Angelo Iuorno; che ha musicato anche la sua poesia “Canzone”; numerose le sue presenze sia nelle Antologie di concorsi che di autori vari, tra queste ha anche partecipato a numerosi progetti finalizzati al sostegno quali “Give me a hand”, “Caritas”, “Emergenza terremoto Centro Italia”, “Auxilia”, “CILAM”, “Centro Anziani Il Fuligno”,  nel 2016 partecipa a “Il segno della memoria”.

    E’ presente nel “Dizionario autori” 2006 e 2017 dell’Editore Miano – Milano, sul portale letterario “Literary” nelle sezioni Arte e Poesia con i propri lavori e articoli e da molti anni compare costantemente nella classifica settimanale dei primi 10 autori più visitati; nel n°9 di “Estri dei Giullari”.

    E’ Socio e Presidente di Giuria del Concorso Internazionale “Nuovi Occhi sul Mugello”.

    E’ socio del Centro Espositivo Culturale San Sebastiano di Sesto Fiorentino.

    CONTATTA L’AUTORE

    GIANNI CALAMASSI : giancala342@gmail.com




    Nina, al femminile è meglio…

    I libri di CNA Pensionati firenze
    I libri di CNA Pensionati firenze

    Nina, al femminile è meglio

    di Gianni Calamassi

    Riunire assieme alcuni racconti che hanno come protagonista una o più donne o soggetti femminili ha rappresentato per me uno stimolo alla ricerca ed alla voglia di mettere in evidenza uno spaccato dei loro comportamenti, che rendesse significativo il sottotitolo “al femminile è meglio”, senza avere la presunzione di affiancarmi a quanti hanno loro dedicato ricerche e testimonianze significative. 

    Il lettore sarà portato a confrontare le donne con gli uomini e con il sesso maschile e a considerarle dall’umanità che emerge dal loro essere donna, che non svolge più un ruolo subordinato e limitato all’attività domestica, ma che  rappresenta l’altra metà del cielo, sia quando esse sono protagoniste dei racconti o solo aleggiano nell’umore della trama. 


     

    I personaggi spesso sono figure che ho effettivamente conosciuto e talvolta anche a fondo, così da poter utilizzare le loro reazioni ed emozioni per sviluppare

    il racconto, come Maddalena in “Nina”, dalla cui umanità e semplicità ho potuto ricavare quella dignità umana che emerge a confronto della paranoia di Marcello; mentre le altre donne del racconto: la bellissima modella NINA M… dei manifesti e la madre dell’uomo, si contrappongono alla sua semplice concretezza esistenziale.

    Commento al testo di Claudia Piccini (Scrittrice e poetessa)

    Mi soffermo sui racconti che mi hanno colpito in particolar modo “Nina M. Un amore impossibile” in cui io ho scrutato a fondo l’anima del protagonista Marcello che dopo una vita di rinunce (dovute al carattere della madre che impediva qualsiasi rapporto amoroso) si ritrova a una certa età a cercare conforto affettivo in un cartellone pubblicitario appunto di Nina M. , la solitudine lo porta a idealizzare la donna e addirittura a parlarci…pur di soffocare una solitudine assurda e pericolosa…fino a che non trova davvero una donna vera in carne ed ossa che guarda caso si chiama allo stesso modo della donna del cartellone pubblicitario ovvero Nina e potrebbe lenire le sue ferite, lui finalmente si sente vivo, prepara una casa…enfatizza sogni di un futuro insieme, ma questa nuova Nina…anch’ essa ha un passato molto “castigato” per scelta dei suoi genitori (dovuta a un’educazione oltremodo casta e pennellata da manie ossessive ) vede l’amore esclusivamente come sesso sporco e non riesce a portare avanti relazioni di nessun tipo…il resto non lo racconto…

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    GIANNI CALAMASSI : giancala342@gmail.com




    1943-1945 Cronaca di un itinerario che non avrei voluto percorrere

    Cronaca di un itinerario che non avrei voluto percorrere 1943-1945

    1943-1945 Cronaca di un itinerario che non avrei voluto percorrere

    di Elisabetta Pucci

    La narrazione descrive una vicenda realmente accaduta negli anni di guerra dopo l’Armistizio dell’otto settembre ‘43. Un giovane soldato arruolato negli alpini della guardia di finanza e alloggiato in una piccola caserma posta sul confine franco svizzero, viene tradito da un superiore la notte stessa dell’annuncio del generale Badoglio, e con lui tutta la squadra. Con l’inganno sono richiamati al Comando, arrestati e portati in campi di concentramento in Germania e costretti ai lavori forzati.
    Inizia un vero calvario per centinaia di giovani, molti vengono uccisi a sangue freddo, tanti decimati dalle malattie, altri meno sventurati sono tornati a casa. Il protagonista della storia è uno di questi. Dopo ventidue mesi, durante i quali ha subito offese e percosse, rientra in patria. Il freddo e la fame, con la malattia che ha accompagnato e impoverito il fisico fino a farlo pesare poco più di un bambino, sono il tema conduttore dei giorni rappresentati. Poi è arrivata la fine della guerra, il recupero della salute e la possibilità di tornare a casa. L’entusiasmo per la fine dei tormenti gli ha donato la forza per sopportare un rientro avvilente, parte integrante di tutto il racconto.

    Biografia

    Elisabetta Pucci nasce nei luoghi descritti dal libro, territori a lei cari e profondamente toscani. Da anni si occupa di storie accadute nel periodo fascista con la curiosità sincera di capire realmente i fatti pur non avendoli vissuti. Li elabora attraverso le sue emozioni, facendoli propri con la passione dei personaggi che vivono quegli anni di grande sgomento con speranze sempre nuove. La sua ricerca di pace interiore le permette di essere osservatore imparziale permettendole di identificarsi con le condizioni circostanti.
    Dopo il libro storico di esordio, molto ben accolto dalla critica, Elisabetta Pucci ci riprova con questo secondo libro dove continua a esplorare un periodo difficile che le gravita intorno da sempre, come se
    raccontarlo fosse per lei un dovere. Le domande penetranti che si pone cercano risposte nelle piccole storie, relativamente insignificanti, che compongono la parte più vera del quadro inquietante della seconda guerra mondiale.
    Elisabetta Pucci trascorre i mesi estivi di infanzia e adolescenza nel casolare di nascita a Castel Martini, piccola località nel comune di Monsummano Terme, che lei ricorda con malinconico rimpianto. Adesso vive e lavora tra Firenze e Rignano sull’Arno, la vita in campagna favorisce la sua passione che è la scrittura, alimentata e arricchita da letture continue e che l’aiutano a interpretare e capire la dinamica dell’animo umano. Dopo lunghe e attente documentazioni sul passato della propria famiglia decide di scrivere la loro storia, la cui tematica è legata al periodo della seconda guerra mondiale.
    Suo figlio David rende omaggio alla madre e alle storie vissute dai suoi nonni realizzando e curando le grafiche delle copertine. Il suo contributo impreziosisce ulteriormente le storie sulle quali è posta
    l’attenzione.

    Premi Letterari :

    Mondolibro 2013 Roma – Premio Speciale della Giuria
    caARTEiv 2013 Millesimo – Primo Premio
    La città del Tricolore 2013 Reggio Emilia – Secondo Premio
    Casa Sanremo Writers 2014 San Remo – Menzione Speciale
    Franz Kafka 2014 – Premio Speciale della Giuria
    Cesare Beccaria 2017 Unicamilano – Menzione Speciale
    Trofeo Manfredo Giuliani Città di Pontremoli 2019
    Premio Speciale della Giuria Città di Pontremoli 2020

    Contatta l’autore

    Elisabetta Pucci:   betty888@hotmail.it  

    TORTA di CECI di Livorno

    Le ricette di CNA Pensionati: la torta di ceci di Livorno

    Torta du ceci di Livorno

    di Giuseppe Casamassima

    Chi la chiama CECINA dice una CAGATA PAZZESCA. L’optimum sarebbe poterla cuocere in un forno a legna dentro una teglia di rame stagnata. lo non ce l’ho o dopo tante prove, ho visto che la teglia in ferro che viene usata per fare la PAELLA di Valencia é la più adatta. Usare teglie inaderenti vi farà mangiare una pappuccia con la farina di CECI. Almeno questa è la mia esperienza.

    DOSI (prendere 2 teglie sufficienti per 3 4 persone.
    Farina di ceci 250 gr – acqua almeno 750 gr – sale q.b. – olio q.b. (olio di oliva o meglio ancora di
    arachide)

    PREPARAZIONE: Procurarsi una ciotola (terrina) e versarci la farina. Farci un buco in mezzo, metterci un po’ d’acqua e amalgamare la farina con un cucchiaio di legno. Amalgamare bene e aggiungere un pizzicotto di sale. Continuare ad amalgamare aggiungendo acqua. Alla fine dovrà risultare della stessa consistenza del latte magari utilizzando una frusta. Deve essere liquida. Se per caso sí formano grumi filtrare il tutto e aggiungere olio. Amalgamare nuovamente con la frusta. L’olio deve essere visibile Lasciare riposare 4/5 ore rigirando l’impasto ogni tanto. Sempre con la frusta. lo preparo il tutto al mattino per infornarla alla sera.

    COTTURA: Accendere il forno di casa, mettetelo sulla posizione ventilato a 200° per mezz’ora. Prendere la teglia della paella e ungere bene il fondo e le pareti, magari aiutandosi con un pezzo di scottex. Versare tre/quattro ramaiolate di liquido preparato e mettere in forno. LO spessore 3/4 millimetri.
    Per almeno 20/25 minuti. Gli ultimi 5 minuti solo GRILL. Deve fare una bella crosta marrone (no bruciacchiata). Sfornare e mettere in un piatto grande da p.a.

    N.B. Se la teglia è ben oliata si stacca bene e scivola nel piatto.

    COME SI MANGIA? Prima di tutto bisogna macinarci sopra il pepe. Munirsi quindi di macina pepe. Si puó mangiare da sola, oppure dentro il pane o nella schiacciata. A Livorno viene servita su carta gialla e la bevanda che si accompagna (o si accompagnava meglio) é la spuma bionda. Ma va bene anche la birra o il vino. Tanto in pancia c’è buio!

    ANEDDOTO. Ancora oggi a Livorno si compra la Torta. Si mangia come 5 e 5 (pane e torta).
    Era un piatto povero. Cinque centesimi di torta e cinque centesimi di pane. La torta veniva venduta in tutte le pizzerie tutto l’anno. Attualmente non si trova in tutte le pizzerie.

    Costo al negozio?
    17€/1kg (settembre 2020).
    Costo della farina (quella buona)
    max €. 4 al kg.

    Concerto festa della Toscana

    Concerto festa della Toscana 2018 di CNA Pensionati

    Concerto festa della Toscana

    CHIESA DEI SANTI APOSTOLI E BIAGIO
    Benvenuti al concerto della festa regionale della CNA Pensionati, siamo in uno degli edifici ecclesiastici più antichi di Firenze. Una targa sulla facciata indica la sua fondazione all’anno 800, addirittura alla presenza di Carlo Magno e del Paladino Orlando, tuttavia i dati certi della sua edificazione risalgono al 1075. Questa chiesa custodisce le Pietre del Santo Sepolcro, utilizzate, in occasione di un secolare rito, per innescare un fuoco che viene utilizzato per accendere il cero della veglia pasquale. Lo stesso fuoco serve per dare accensione alla famosa colombina dello scoppio del carro. Alla destra, entrando, si può ammirare la mirabile opera pittorica del Vasari che rappresenta l’Immacolata concezione; alla sinistra dell’altare uno splendido tabernacolo di Andrea e Giovanni della Robbia che, per l’eleganza della composizione e dei particolari, si pensa ci sia stata l’opera dei due eccelsi artisti.
    Un luogo magico dunque, per ascoltare il Requiem, la più famosa ed ultima opera del maestro più amato al mondo: Mozart.
    Il concerto sarà eseguito dai cori Firenze Vocal Ensemble e Accademia del Diletto accompagnati dai pianisti Loris Di Leo e Giovanni Guastini. Le voci soliste sono del Soprano Sofia Folli, Contralto Elisabetta Vuocolo, Basso Giorgio Marcello, Tenore Francesco Marchetti. Direttore Ennio Clari.