Alessandro Baldi

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Alessandro Baldi

Dopo le foglie scolpite nella tela dei sui faggi, e dopo i progenitori Adamo ed Eva – esposti nelle edizioni laurenziane delle esposizioni del CNA – benché logicamente conseguenti, non ci aspettavamo questi due Pantocratori di Alessandro Baldi. Attivo a Vaglia, Firenze, dal 2006, questo artista plastico sembra seguire un suo moto regressivo che dalla materia transita alla forma e si inabissa ora nel senso originario del colore puro maneggiando i pigmenti che lega con il tuorlo e stende su sacchi di iuta e tavole di pioppo.

Difficile dire se il Grande e il Piccolo Pantocratore, i titoli eponimi delle due opere qui esposte, siano la testimonianza di una ricerca spirituale o di un debito omaggio alla maniera bizantina a cui rimandano… La natura stessa dell’icona ci suggerisce una risposta, in quanto occasione di raffigurazione dell’immagine che ci si può fare della divinità; in quanto luogo in cui diventa possibile sperimentare l’incontro tra l’uomo e la divinità; in quanto opportunità per gli atei di non sentirsi gli unici uomini soli, compartecipi inconsapevoli della solitudine di Dio…

Cosa resta dell’ energia tellurica delle opere del Baldi che abbiamo già visto? Forse un simbolismo dei colori che le unifica in un percorso più che artistico esistenziale…Il blu di verità e saggezza; il rosso d’amore; l’oro di luce solare… Forse questo è quello che resta. D’inedito, sicuramente, c’è una simmetria antica a cui non siamo più abituati. E insieme alla simmetria ci rimane nello sguardo anche un po’ di quell’armonia e di quell’equilibrio che l’artista dimostra di avere cercato.

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