Il mio Oltrarno: vita vissuta del sindaco di San Frediano e del suo rione

Il mio Oltrarno CNA Pensionati

Il mio Oltrarno: vita vissuta del sindaco di San Frediano e del suo rione

di Roberto Ciulli

 


Presentazione

Memoriale, stradario dell’anima, amarcord, il libro di Roberto Ciulli offre un’analisi autentica e genuina del più fiorentino tra i quartieri fiorentini: San Frediano. I ricordi d’infanzia, i giochi, le foto, la guerra, le feste, l’alluvione, la crescita e la crisi dell’artigianato: questi sono gli elementi racchiusi e intrecciati indissolubilmente nella trama di una vita vissuta nell’Oltrarno e per l’Oltrarno. Con un pizzico di nostalgia, e anche d’ironia, Ciulli fa leva sull’orgoglio fiorentino per raccontare la città più bella del mondo e i suoi fieri e generosi abitanti.

Biografia

Roberto Ciulli è nato il 17 febbraio 1940 al numero 15 di Piazza Tasso, in San Frediano. Appena terminate le scuole elementari, inizia a lavorare come bronzista nella fonderia del padre Cesare, cercando di “rubare con gli occhi i segreti del mestiere”. Nel 1970 si mette in proprio con il fratello Stelio, dando vita alla ditta Fratelli Ciulli.
Grande attivista di CNA, è stato tra i fondatori dell’associazione Oltrarno Promuove, e tra gli ideatori delle manifestazioni Diladdarno e Nottarno.
Nel 1998 ha ricevuto dal Comune di Firenze il Fiorino d’Oro. Presiede l’associazione ricreativa Rondinella del Torrino, con sede nel torrino di Santa Rosa, e il comitato di Oltrarno Promuove.

Attualmente Presidente di CNA PENSIONATI FIRENZE

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La torta di pere

La torta di pere

di Pietro Tozzetti

Oggi ho deciso, voglio cimentarmi con la torta di pere di cui sono goloso, ed è di gran lunga il dolce preferito nella nostra famiglia.

E’ la prima volta che ci provo, e per avere sufficienti probabilità di riuscita, ini sono documentato da quel1’esperta culinaria di terza generazione, che è mia moglie.

E’ una vecchia ricetta piuttosto semplice, e fin da quando, tanti anni fa ebbi il piacere di apprezzarne la bontà, questo è stato il dolce gradito da piccoli e grandi, ricercata da quanti frequentavano la trattoria di mio figlio e oggetto del desiderio di amici e parenti che ne fanno richiesta nelle più svariate occasioni. Questa torta ha sicuramente contribuito ad arricchire la gioia e il gusto di quanti l’hanno assaggiata.

Ho pesato un chilo di pere kaiser, ma avrei potuto usare anche le nòote, o le cosce. Le ho coccolate mentre le sbucciavo, poi le ho tagliate a pezzetti piccoli e le ho messe in un contenitore in attesa.

Ho preso cinquanta grammi di burro, preferibilmente Soresina, e l’ho fatto fondere con un bicchiere di latte intero in una pentolina.

Poi in una capiente ciotola ho preparato l’impasto che diventerà il

protagonista della ricetta. Ci ho messo due tuorli d’uovo, due etti di zucchero semolato, una presa di sale fino e due etti di farina 00. Ho mescolato con un mestolo, ma che sia di legno mi raccomando!

Poi con impegno ho continuato fin quando l’impasto non è diventato morbido ed omogeneo, e se necessario aggiungo del latte.

A questo punto dell’opera, nella ciotola dell’impasto ho versato il burro fuso con il latte, e sento un odore accattivante che mi arriva alle narici, ma non devo lasciarmi distrarre, e senza esitazione ho preso il contenitore con le pere e le ho rovesciate nella ciotola, dopo di che mescolo il tutto con attenzione.

Ho preso la piccola ciotola dove avevo messo le chiare delle uova e con una forchetta con i denti lunghi inizio a montarle con un movimento rotatorio costante e allegro, a questo punto quello che era un liquido mieloso e trasparente, si inturgidisce e in pochi minuti prende consistenza trasformandosi in neve ferma.

Poi ho preso una bustina di lievito, rigorosamente Bertolini, e dopo averla schiacciata con un cucchiaio per evitare grumoli, ne ho sparso una metà sul1’impasto. Su questo, infine, ho versato le chiare montate che mescolo amorosamente.

Ho abbandonato per un momento la ciotola con que11’impasto squisito e mi

 sono dedicato alla preparazione della teglia che sarà l’alcova nella quale verrà accolto.

Ho preso una teglia, che nel mio caso è di alluminio, e ungo bene le pareti interne con un po’ di burro tenero iniziando dal fondo, e poi con delicatezza i fianchi fino ai bordi, per farla sembrare come verniciata di burro.

Mentre sto spalmando con perizia la teglia, quasi accarezzandola, penso a quella volta che stavo godendomi il sole su un lettino a bordo piscina, e una ragazza sdraiata li accanto, si spalmava sul coipo una crema simile al burro, era solare o nutriente? Per me non faceva diderenza. Quello che invece faceva la differenza era il movimento continuo delle dita sulla pelle abbronzata e compatta. Si massaggiava con movimenti circolari da sotto l’ombelico, su su fino a sfiorare il seno con una leggera pressione per costringere la crema ad essere assorbita. Io guardavo turbato la scena che, pur nella normalità aveva qualcosa di eccitante e, del tutto involontariamente ebbi una reazione che in quel momento, per me risultava ingombrante.

In quel preciso momento sento mia moglie che dice: “Ma cosa gli fai a codesta teglia! Bastava una leggera passata! Sbrigati e metti l’impasto in forno altrimenti passa di lievito!”

Con un po’ di imbarazzo ho abbandonato il ricordo e ho versato il contenuto della ciotola nella teglia, ormai abbondantemente imburrata, nella quale l’impasto si sdraia comodamente.

Poi ho cosparso di zucchero semolato la superficie dell’impasto, e mi sono affrettato ad inserirlo nel forno con una temperatura di 180º.

Ho atteso cinquanta minuti necessari alla cottura, ma quanto sono lunghi! Ho la stessa trepidazione di quando accompagno mia moglie dal dentista che sembra non uscire mai. Succede invece che in tutta la stanza si sta diffondendo l’inconfondibile odore del mio dolce preferito.

E ancora prima di vederlo uscire dal forno, con la crosta biscottata, so che sarà più buono di quelli che ho mangiato finora!

Perché questo l’ho fatto io!

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